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Cos'è il Team building

A livello internazionale il termine team building indica specifiche metodologie nate e sviluppate per lavorare sui gruppi ed in particolare su team di lavoro task- oriented. Il team building in Italia sta crescendo di popolarità ma intorno ad esso c’è una grossa confusione ed in molti casi anche ignoranza.

 

Cerchiamo di fare chiarezza: quali sono i possibili obiettivi di un vero intervento di team building?
Far conoscere in maniera non invasiva più in profondità le persone, creare relazione, incrementare la collaborazione, aumentare il livello di fiducia nei compagni, motivare il gruppo di lavoro e creare coesione ed integrazione.
Altri obiettivi delle attività di team building possono facilitare la comunicazione, stimolare la creatività, far emergere la leadership, educare alla delega ed al lavoro per obiettivi, sviluppare l’empatia e l’ascolto, veicolare vision, mission e valori aziendali, valutare il potenziale e le attitudini, avvicinare management e personale operativo.

 

Questi sono solo alcuni degli obiettivi perseguibili, sicuramente si tratta di quelli più importanti per le aziende, tuttavia ne esistono altri per via dell’unicità e particolarità di ogni caso aziendale.
Le metodologie del “vero” team building arrivano dal mondo della formazione esperienziale e sono molto sviluppate all’estero, soprattutto in Usa e nel Nord Europa, dove esistono e vengono praticate da più di mezzo secolo.
Gli interventi più efficaci vengono effettuati con metodologie esperienziali, ovvero facendo vivere in prima persona delle vere e proprie “esperienze” ai partecipanti.

 

Il team building fatto con metodologie esperienziali può trovare due principali ambiti di applicazione, perseguibili separatamente o, come spesso accade, congiuntamente: la formazione e/o l’incentivazione.
Infatti, il fascino delle esperienze vissute, le emozioni che vengono generate e condivise, il coinvolgimento multisensoriale ed il clima d’interazione e scambio con gli altri, sono tutti fattori che fanno del team building esperienziale un eccellente strumento d’incentivazione oltre che di formazione. Nell’approccio esperienziale il partecipante è sempre il protagonista partendo dal presupposto secondo cui le situazioni di maggior impatto sono quelle che viviamo con tutti i nostri sensi, quelle nelle quali viviamo intense emozioni, interagiamo con altri e magari ci divertiamo.

 

Per citare le più valide metodologie disponibili in Italia segnalo l’outdoor training, il team sailing, l’edu theatre, l’adventure training, il sounds building (metodologia basata sull’utilizzo della musica), il business storm (basato sull’utilizzo della creatività), il self empowerment.
Ma le metodologie di formazione esperienziale cosa sono?
Sono metodologie nate con l’obiettivo di formare le persone su aspetti legati alla sfera dei comportamenti, col vantaggio di raggiungere indici di efficacia decisamente superiori a quelli raggiungibili con un’aula tradizionale.
Proviamo infatti a domandarci per un istante: cosa ci ha cambiato maggiormente nell’arco della nostra vita? Sono state le parole dei nostri docenti, i libri che abbiamo studiato o letto, le cose che ci sono state dette o forse in realtà sono state le esperienze che abbiamo vissuto in prima persona a cambiarci maggiormente?

 

L’esperienza è il principale veicolo di apprendimento dell’uomo in quanto viene sempre vissuta in prima persona, coinvolge tutti i nostri cinque sensi, è solitamente accompagnata da forti emozioni e ci vede spesso interagire con altri soggetti.
Vivere in prima persona qualcosa anziché farselo raccontare aumenta moltissimo le probabilità che dall’esperienza si generi apprendimento, che quanto appreso permanga nella nostra memoria e che cambi concretamente i nostri comportamenti e le nostre azioni.
L’esperto in formazione esperienziale (e in Italia ce ne sono davvero pochi che possano essere ritenuti veramente tali!) è un professionista che, partendo dagli obiettivi del committente, è in grado di “progettare esperienze”, vale a dire di capire attraverso quale tipo di esperienze si possono raggiungere gli obiettivi aziendali.

 

Su questo punto bisogna fare bene attenzione: in Italia l’esperienziale è stato tradotto nella quasi totalità dei casi in “outdoor training” e “team sailing”, quasi si trattasse di una moda. Precisiamo, invece, che “outdoor training” è solo una delle numerose metodologie esperienziale, per cui, laddove determinate variabili siano favorevoli e in relazione a specifici obiettivi, può dare ottimi risultati, ma ci devono essere le giuste condizioni affinché l’outdoor training possa essere ritenuto il migliore strumento per raggiungere i risultati attesi. Un’attenta analisi delle variabili in campo potrebbe rendere più indicato un intervento effettuato con altre metodologie esperienziali, oppure con una combinazione delle stesse.

 

La competenza dell’esperto in formazione esperienziale è in primo luogo progettuale, di gestione del processo e di trasferimento dell’esperienza in apprendimento.

 

In Italia, purtroppo, l’improvvisazione in materia è eccessiva: formatori dal bagaglio tradizionale che si inventano interventi esperienziali, operatori del mondo dell’incentivazione che pubblicizzano il team building ma che, a un esame appena più approfondito, mostrano una palese impreparazione non riuscendo ad andare oltre ad una caccia al tesoro o addirittura spacciando per team building le gare di go-kart.
Nel mercato dell’incentivazione molti operatori definiscono team building anche situazioni come le olimpiadi aziendali e le giornate in quad; parallelamente nel mercato della formazione tante società offrono corsi di team building senza rendersi nemmeno conto che non si può “raccontare” l’esperienza del team, ma che bisogna viverla.

 

Il team building non è questo, o perlomeno può essere e può dare molto di più.